lunedì, 17 novembre 2008

Il principio di prestazione

Frammenti caleidoscopici
e moderate dissociazioni schizofreniche dell’io:

oi- Che dici, indu’, scriviamo qualcosa d’incompensibile come al tuo solito?

io- Perché no?! Potrei parlare de I piccoli mondi, della nebbia alta in Val Padana. In questi tempi così medioevali, i fatti di cronaca e di politica non mancano e forniscono notevoli spunti di riflessione per un aperto dialogo tra sordi e muti. Potrei prendere ispirazione da questa finta-democrazia dove tutte le speranze sono riposte nel caso, nei gratta&vinci, nelle corse dei cavalli  e nelle riffe legalizzate ...nei quiz. Ecco, diventare ricchi, senza il minimo sforzo! Si, un argomento attualissimo, l’unico scopo che di questi tempi ci si prefigge.

oi- Oh Madò ci risiamo, il solito disfattista coglione comunista imbecille abbronzato …(in)utile idiota. Diventare ricchi è un’obbligo morale, fottere il prossimo l' ineluttabile effetto collaterale. In una liberal democrazia vince solo la prassi, solo i Migliori, non necessariamente i più meritevoli.

io- Bel linguaggio eh! Ma comunista no! Comunista No! Il comunismo è morto e sepolto, ne rimane solo la parola, un termine che torna comodo all’occasione, per tacciare, schernire l’oppositore come uno spauracchio per perpetrare questo ignobile neo-liberismo.

oi- ?!? ….neo-liberismo? Guarda che si chiama Libertà! Anzi Popolo!

Io- ??? (stupore incredulo),(pensiero rassegnato: ma questo quando si sveglia?) …guardati ‘sto film vah…
 

ILONA ARRIVA CON LA PIOGGIA

 

Poesie di ferro come smisurata preghiera

[..]come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

[..]come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere.

A come utopia « Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata » Herbert Marcuse

 …trascendere la realtà esistente, restando fedeli solo al contenuto universale dei concetti. Che ne dici di una partita al nintendo veh

giovedì, 06 novembre 2008


Le regole dell'ostello


Le regole in generale, ma principalmente quelle destinate agl'individui, nascono dall’esigenza di  definire degli atteggiamenti sociali convenzionali  e di  ricondurre i comportamenti individuali a schemi precostituiti e di massa. Atteggiamenti e Comportamenti aspettati,  e nella stessa generalizzazione: l'infrazione alla regola, porta ad una sanzione.  Un meccanismo, questo naturalmente sostenibile. Però, c’è un però e basta osservare il fatto che le regole di questo tipo sono sistematicamente violate da chi le promulga eppure sono pedissequamente seguite da tutti quelli a cui sono state dettate. Strana cosa.

Regole che sono articoli del contratto sociale, e regole che sono fondamenta a principi etici e morali (questi io li tralascio) ma che curiosamente, possono essere seguite a tratti, violate -se si ritiene necessario o superfluo- come una sorta di eccezione a discriminazione. Insomma si capisce bene che per alcuni e non per tutti, vale una regola occulta per cui si  hanno a disposizione tutta una serie di varianti e se oggi dico una cosa, domani, senza neanche smentirmi posso anche dire il contrario di quella cosa. Proprio come il motto popolare: “fai quello che il prete dice, non fare quello che il prete fa”. E in questi tempi l’eccezione è La Regola e quindi abbondantemente praticata.

La coerenza o la consistenza di quello che si dice e si fa  …dipende.

Non è un’osservazione politica, ma antropologica perché alcune cose accadono regolarmente  solo qui, solo in Italia,  per via del minculpop, credo. La parola indignazione è una parola passata di moda.

Poiché non posso parlare male e sempre delle stesse persone(i soliti noti) e delle stesse cose(i soliti misfatti) –rischiando d'impersonare  di fatto un ruolo paranoico– mi diverto con curiose espressioni  e con piccole cose che dovrebbero essere ovvie, ma/e nei fatti…

Poche regole per la guerra e l’amore:

          "Siamo sempre noi poveri a fabbricare i cannoni che poi ci ammazzano, ma di chi sono le fabbriche? Dei ricchi! Chi li vende i cannoni allo Stato che fa la guerra? I ricchi!... Finché non capiremo questo, non riusciremo a essere uomini veri! A smettere di ammazzarci tra poveri!". Un esempio applicativo?! il Congo.


          Homer Simpson mentre gioca con il suo maiale e canta sulle note di SpiderMan:
"SpiderPork, SpiderPork il soffitto tu mi sporc, mi cammini sulla test e mi sporchi tutto il rest…tu qua, ti amo SpiderPork!".


          "Mathilde è di natura allegra. Si ripete che se il filo non la riporta al suo amato, pazienza, non è grave, ci si potrà sempre impiccare con quel filo".


          "So che ci sono stati combattimenti spaventosi in quella trincea". Ma i nostri eroi sono ancora vivi : Rutellìk, Monsiuer Dini e Mister Mastel...


          "Mamma, ma quando finirà questa guerra?
Guarda figlio mio, sono 2000 anni che combattono. Non dovrebbe mancare molto".


          "Sì, ma guardi che a Parigi non era mica meglio. Trovare un taxi per tornare dall'opera era impossibile!".


          "Cane che peta, la vita mi allieta".


          “La vita è come una battaglia navale:un giorno ci sei, un giorno ci sette...” .


          "Se fosse vivo, perché non avrebbe dato segni di vita, eh?". "Perché è stato fatto prigioniero. Ed è rimasto con una tedesca con due trecce bionde… e due grosse tette".


          “è fantastico essere single, puoi innamorarti tutte le volte che vuoi”.


          "La guerra non è mai leale".

 

Ti dico come la penso, che potrebbe essere  anche sbagliato e di fatti non risponde in maniera precisa alla realtà, ma sottolinea ancora una volta un tentativo di  dare una soluzione esistenziale perché esiste un modello discreto secondo il quale in ognuno di noi c'è un'intersezione di tre sfere (virtuali e più o meno trasparenti) che possiamo chiamare:

  1. - Ipse,  l'autocoscienza e la percezione di se stessi; coscienza è il nome e il come noi ci vediamo e percepiamo
  2. - Idem, il nostro essere nel tempo, inteso come insieme di esperienze che abbiamo e mostriamo, ciò che altri vedono di noi e noi vediamo in loro, una sorta di bizzarra biografia o libro storico
  3. - Alter, tutto ciò con cui entriamo in relazione; ciò ch’ è  posto al di fuori del confine delimitato dal corpo e dalle sue estensioni.

Il dato fondamentale è che senza gli Altri, noi non siamo nessuno, c'è una sola sfera e per giunta nel vuoto. Anche il più perfido dittatore non sarebbe qualcuno se gli Altri non lo riconoscessero come tale. Si vive necessariamente nel reale e  occorre necessariamente un compromesso alle leggi di sopravvivenza, per non adottare sempre, la regola di natura: “Homo Homini Lupus”.  Compromesso, che possiamo individuare nell’intersezione delle tre sfere e che definisce l'Identità che ci appartiene e ci descrive: alcuni Altri ci vorrebbero docili e mansueti, bene l'ampiezza dell' intersezione con l'Ipse e con l'Idem determinerà quanto individualmente si è propensi ad essere come tu mi vuoi... una mosca diligente o una pecora anarchica.

 Qualcuno ha anche detto e  scritto che se le tre sfere non s'intersecano mai si può parlare di  catastrofe umana, e più di un dittatore -attuale, storico o nostrano- un  qualche problemino con queste tre palle doveva avercelo di sicuro...

PS se Until degli One Little Plane (che gira/va in sottofondo) è piaciuta, potrebbe piacere anche quest'altra canzoncina: Lotus Flower, dello stesso album.

 
martedì, 23 settembre 2008
 

Chiudete bene la porta. Io arrivo senza rumore, con le mani guantate di nero.
Non sono il tipo brutale. E neppure vorace e stupido.
Sulle mie tempie e sui polsi potreste ammirare il disegno delicato delle vene, se ne aveste l'occasione.
Ma io entro nelle vostre stanze soltanto a tarda notte, quando l'ultimo degli invitati è andato via, quando i vostri orrendi lampadari si sono spenti, quando dormono tutti.
Chiudete bene la porta. Io arrivo senza rumore, con le mani guantate di nero.
Vengo solo per alcuni istanti, ma sette sere su sette e in tutte le case senza eccezione.
Non sono il tipo brutale. E neppure vorace e stupido.
La mattina, quando vi svegliate, contate i vostri soldi, i gioielli, non mancherà niente.
Nient'altro che un giorno della vostra vita.



Si è voltato a destra, a sinistra, non vede nulla.
Ha paura. Forse ha perfino pianto, non ne è sicuro perché la pioggia lo colpiva in viso.
Sopra di lui, il cielo grigio; sotto, la cosa più vicina era il fango.
Dice:
- Perché te ne sei andata? Le tue mani di vetro sono trasparenti come l'acqua limpida dei ruscelli montani. Nei tuoi occhi leggo il silenzio, sul tuo viso il disgusto.
L'indomani dice:
-Il tuo viso è nero, piacere del riso acuto, eppure vorrei raggiungere la montagna bianca, quella che cercano i viaggiatori sporgendosi dai finestrini dei treni senza binari, senza speranza. Viaggiatori senza meta, che, giunto il momento, si appendono ai campanelli d'allarmi. Si dondolano così, in compagnia di mio padre e, tra le ruote, i nostri figli mai nati piangono e gridano, e un milione di stelle indicano il cammino.
Il terzo giorno dice:
-Gli sconfitti hanno incassato i colpi senza restituirli. Ma sono diventati cattivi. A sera hanno attraversato il fiume, per aspettare l'ora dei conti dietro gli sbarramenti.
Perfino gli innocenti furono abbattuti.
L'ultimo giorno dice:
- Non domandarmi, - i capelli al vento, - non domandarmi chi ha cominciato, non domandarmi chi ha finito. Tutto quello che so, è che c'è stato un primo colpo.
- Ti vendicherò.
Si è steso accanto a quello che era stato un corpo di donna. ha accarezzato i capelli bagnati, o forse erano soltanto erba.
Allora cento uomini uscirono allo scoperto sul campo dilaniato dal fuoco e dissero:
- Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di piangere? Noi siamo i superstiti, i vili, incapaci di combattere, incapaci di uccidere. Vogliamo dimenticare, vogliamo vivere.

L'uomo nel fango si è mosso, ha alzato l'arma e li ha abbattuti fino all'ultimo.


Agota Kristof  -
Ladro di appartamenti -  La vendetta - 2005
 
lunedì, 22 settembre 2008
non pisciare controvento

cercavo un titolo alla Lina Wertmüller che bilanciasse la pochezza del post tipo:  … i barbagianni si nutrono di arvicole e sono travolti da un insolito destino ma serebbe stato un dettaglio inutile, sospeso tra surrealismo ed iperrealismo. Così ho scelto un titolo da saga dei post sull’ovvio.

Molto spesso l’informazione utile, quella che nutre il cervello e che illusoriamente appaga, non si trova nel testo, ma nel contesto. Dire o scrivere una banalità è forse una curiosità da settimana enigmistica, ma collocandola nel tempo e nello spazio adeguato può nascondere e portare ad una informazione (neanche poi così occulta) che è di fatto molto più utile delle singole parole che ne compongono la frase.

…il totale è maggiore della somma degli addendi, anche questa è una frase ovvia, ma di matematica incertezza:  come può due più due fare cinque? Metafore o polenta come direbbe Rat-Man. Nel titolo scelto c'è l'ovvietà e forse l'inutilità di dirsi contro. Nel titolo scartato  c’è invece un rapporto di forza potentissimo, violento, c’è l’evidenza di una forza di natura a sottolineare che "l'uomo è un lupo per l'uomo". Il barbagianni è il super ego (un quasi io in cerca di consenso) che giustifica il diritto di ciascuno che ha su ogni cosa, anche sulle vite e sui destini degli altri. Non è che me ne accorga solo adesso eh, ma quando le cose sono un po’ più personali, toccano individualmente, beh allora anche l’ovvio brucia di più. Ci credi un po’ di più nel Branco.

Il reale che vedi non esiste! Esiste invece un reale immaginario, immaginato  (che se fosse -proprio- si chiamerebbe utopia e ad occhi chiusi si scriverebbe sogno). Un reale forzato.  Infatti c’è un reale immaginato uguale per tutti, una visione spalmata, distribuita gratuitamente attraverso il pensiero unico. Penetra dai pori e intossica l’anima, incrina i rapporti umani chiamandoli biologicamente ineguali …uomini e razze  figli di un Dio minore. Neanche ce ne accorgiamo, neanche me ne accorgo.

Oltre i tempi, oltre il colore della pelle, la vista,  l'olfatto, il gusto e il disgusto, oltre il tatto. Oltre il sapore e la simpatia. Oltre ...si chiama solo 'affect' ...decisamente intraducibile sulle righe di un monitor e i tasti d’una tastiera.  --fatti privati-- Così se credi che la mia sia una resa, bene  si! Ne sono sicuro. Sarà l'autunno sarà la nostalgia, sarà...

Sarà il vento della sera
che mi sfoglia, che mi svela, che mi intride il cuore;
sarà questo rivedere la mia vita
come un grande inimitabile perduto amore;
sarà che mi sento stanco
di pensieri, di parole, di persone e anche di idee,
questo mare che va sempre avanti e indietro
con le sue maree

marianna 

Sarai tu coi tuoi vent'anni
che mi vedi come fossi il re del mondo;
sarà il cane che mi guarda come un cane
e piscia sempre controvento;
sarai tu coi tuoi vent'anni
che mi sfiori con le ali per volare via,
e sarà che mi sembra un figlio
perso in guerra la malinconia;
ma stasera all'improvviso mi succede,
e non c'entri tu...non amo più
ninni ninni ninni ninni ni non amo più
ninni ninni ninni ninni ni non amo più

Sarà il sogno che si perde
se lo chiamo non mi sente, non risponde più
sarà questa donna triste
che ho lasciato senza un gesto scivolare giù,
sarà colpa dello specchio che riflette
l'altro uomo che vedevo allora,
quello che mi ha fatto un mucchio di promesse
e non è stato di parola

Sarà il libro che leggevo
la canzone che credevo mia
o sarà semplicemente che il mio pene
non ha più nessuna fantasia,
sarai tu coi tuoi vent'anni
che sei qui per caso e che mi dai la mano,
sarai tu coi tuoi vent'anni
sarà questa tosse, sarà questo fumo,
ma stasera non puoi farci niente
neanche tu...non amo più

ninni ninni ninni ninni ni...non amo più
ninni ninni ninni ninni ni...non amo più


il Vecchio ;-)   ...non credo si possa scrivere di meglio.

mercoledì, 10 settembre 2008

 

Il viandante dell'ovvio

 

 

Volevo starmene zitto zitto, quatto quatto per i fatti miei, ma l’incompetenza di questa gente è così abissale che ritengo debba essere almeno evidenziata, sottolineata ...sputtanata. L’educazione è una delle leve fondamentali attraverso cui si forma, si modella e si agisce nella società. Educare è un'atto reciproco che nasce dall'ascolto, dal confronto, prende forma dal dialogo con i ragazzi. Questa invece, parla di condotta, di grembiuli... Educare è modernità, educare è passione. Educare significa preparare le persone al migliore futuro possibile. Ora senza scomodare Paulo Freire, sfiorando appena Don Milani possiamo tranquillamente affermare che:

 

 La ministra della pubblica istruzione è di una incompetenza stratosferica, pari almeno alla sua profonda ignoranza

 

Da Lettera a una professoressa (che Mariastella Gelmini non ha mai letto): “La scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde” ogni ragazzo perso alla scuola è una sconfitta per la società. E’ un’anima impreparata al futuro una persona inadeguata alla vita. La morte dei sogni. La differenza culturale generata dalle migrazioni è fonte di arricchimento culturale per tutti, non la frontiera di una nuova apartheid…questa invece fa i conti della lavandaia, fa  la piccola 'pavolini' del MinCulPop ...a L A V O R A R E devi andare!!!

ManAtWork I 

La domanda sorge spontanea ...Ma in questa classe politica, ...in questa inguardabile, inelegibile casta ...oltre a pippare e scopare come conigli, qualcuno che sappia fare almeno un mestirere ci sarà mai?

 (la domanda -oltre che spontanea- è retorica,  ovviamente)

sabato, 23 agosto 2008

disegnati sulla battigia e Menzogne

tra le curve d'una pista nella sabbia,

ampie Solitudini sotto un cielo color niente,

indistinto sull'orizzonte.


Menzogne seminate come mine

quasi fossero grano.

 


Faranda e Agota Kristof. – Congruenze e contrapposizioni denotano il racconto, con gli occhi stanchi di farfalla accecati dal Sole o dalla Luna. Segnano la resa del giorno a pagina 137 della trilogia della città di K. Il grande quaderno e altri due racconti a seguire: “E’ solo un altro incubo”. Una favola nera per chi ha tre occhi e leggendo t’accorgi che sono fatti molto vicini nei tempi, non distanti nei luoghi. Dove “il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività…” Già la passione, o meglio tutti i verbi che coinvolgono gli affetti e i sentimenti, mancano della misura: troppo o nulla. Sostenuti o tiepidi nei contatti, gelidi nelle parole, stemperati e distanti negli approcci. Aggettivi ben poco qualificativi. Così si pensa –si ritiene utile che il distacco sia necessario. Nessuna realtà, anzi troppa. Un filtro, un organo meccanico che traduca i sentimenti in equazioni. Che grande illusione. Il libro …i due romanzi sono grandi per questo.

 

- E’ una specie di diario?

- No, sono delle menzogne.

- Delle menzogne?

- Si, delle cose inventate. Delle storie che non sono vere, ma che potrebbero esserlo.


Sono talmente vere che bisogna distorcere la verità in menzogna, così non avremo più alcun dolore.


volo di farfalla

 

Frangenti. - Parole con scritte quadrate, in stampatello. Lettera 22. Frasi che arginano e dividono l’esistenza delle onde del mare dalla sabbia della spiaggia,  e a ogni risacca sussurrano piano: dentro o fuori! E mangiano una parte di me in granelli di quarzo e solleticanti fughe tra l'alluce e le minuziose impronte.  

 

Politichese. – Sacco e Vanzetti, morti inutilmente. Che molti degli italiani fossero xenofobi (o pochi che sembrassero tanti) al limite del sottile razzismo lo si sapeva fin dal ventennio se non dai tempi della questione meridionale. Pregiudizi allora verso gli emigranti dal sud, angherie e violenza oggi, verso i diversi e gl'immigrati dal mondo.

Non è cambiato nulla, se non il fatto che sentirselo dire ben scandito da tutti, brusa el bus del cuu.

Froci, Rom e Rumeni siete in pericolo ...idee sparite – per agosto seppellite sotto la sabbia   sarete ora soppresse come pecore anarchiche o schiacciate come mosche sui vetri.

 

Il mirino del razzismo è puntato su tutte quelle comunità e minoranze che pur essendo produttive e più o meno integrate nel tessuto sociale, nell'immaginario del povero di spirito, stanno rubando lavoro oppure rubano e basta, spacciando droga. Magari non si accorge che suo figlio appartiene a una delle due/tre categorie ...ma questo è un'altro discorso, non c'interessa.

 

Allarmismo? ...non credo; parole come Ronda Pestaggi Spedizioni punitive difficilmente le ascoltavi nelle chiacchiere del bar. Da domani, dopo Pechino, saranno i primi titoli con cui si aprirà qualsiasi TG.

 



piccola citazione o semplice monada:

Frankenstein Junior

 

Lupu ululà... Lupu Ululà??? e Castello ululì......

mercoledì, 30 luglio 2008






 

Dal signor ădĭtus
 
Mi piace perché ha il sapore del racconto, mi piace perché lascia l’amaro in bocca,      il sapore del fiele di una notte sbagliata. Brucia come avessi appena finito di leggere l’ultima pagina de la nausea. Mi piace perché è una fotografia che cattura il tempo moderno, fatto, scandito dai padroni di sempre, inesorabili con i deboli e spietati con ogni persona che porti la scritta “minore di”. Uno sguardo sbarrato su ogni particolare che compone una scena qualunque di una vita quotidiana costruita ormai sulla banale volgarità. Parole che si posano su ogni aspetto, e il racconto diventa ruvida superficie sociale che graffia l'anima come raspa sulla pelle. E’ proprio vero …a volte è inutile dare costantemente un senso nobile e alto alla propria esistenza. Il titolo e quello che segue è farina del signor ădĭtus, che ringrazio della cortesia.
 

 

   ădĭtus 

iter incipit in ădĭtus claustrum

 

Ieri sera, in un piccolo bar della provincia bergamasca: due leghisti uomini e una leghista donna. Lei è la prima che ascolto: “eeeh seee me ó vutat lega, perché al se ne pó piö!”. Uno dei due uomini leghisti, quello grassoccio e dalla faccia più stupida, non ricordo il contesto, ma a un certo punto parte a mille sui gay: “seee, come quei frocî di merda!”. Io, che stavo mangiando il mio trancio di pizza, scoppio in un risolino che a momenti me lo fa sputare. I leghisti si fermano un attimo, la donna leghista cerca di smussare l’espressione del compagno, il terzo, ubriaco, beve d’un sorso l’ennesima birra e sta zitto imbambolato. Il ciccione passa a parlare di Vladimir Luxuria, ripete circa 5/6 volte che dovrebbe stare su canale 5 con Maurizio Costanzo e sua moglie, che non è un politico ché non è capace. E dire che a me, invece, è sempre sembrato, dalla prima dichiarazione letta, che Vladimir Luxuria fosse uno dei nostri migliori politici. Vabbe’.
Tutto questo per dire che non c’è più nemmeno la forza o la lungimiranza per intervenire pubblicamente, esprimere la propria contrarietà a questa rozza attitudine, esercitare il proprio dovere civile, controbattere a questi bifolchi. Loro non saprebbero reggere un dialogo, ed è molto facile che si finirebbe alle mani, se non peggio. È il nuovo fascismo, becero subdolo ignorante aleggiante generalista strisciante che colpisce le masse rese incolte dal berlusconismo. Dopotutto uno dei fenomeni del fascismo storico fu l’arroccamento culturale, il fare quadrato sui proprî giovani, limitarne le prospettive di formazione, arginarne l’erudizione. Mi pare che questo fenomeno sia sopravissuto nella forma di un meccanismo ancora più potente, coadiuvato dalle tivvù private decerebranti; il risultato di oggi è la causa scatenante di allora, la massificazione. Questo, un fascismo lieve ma penetrante, ignorante e approssimativo, senza argomenti ma solo rabbie più o meno represse.

lunedì, 07 luglio 2008

 

Cosa sognano i pesci rossi

"[..] mani che manipolano corpi, violano recessi, inseriscono sonde e cateteri nelle integrità altrui hanno ben poco a che fare con la vita. La vita è un'altra cosa. Semmai io agisco sulla sopravvivenza, ma neanche questo è poi tanto vero [..]"

-parole e titolo del libro sono di Marco Venturino-

Nel cosa farò da grande ...nei miei sogni di bambino, la professione del Medico non era certamente quella che spiccava tra i primi posti, anzi neanche gareggiava a metà, nel gruppone in lotta attenta a non finire tra le ultime. Era proprio una delle eventualità scartate a priori. Il corpo umano era qualcosa d'incorruttibile, e a me piacevano solo il viso e le mani, il resto era (ed è)  un disegno scheletrico per manifesta incapacità rappresentativa. Il corpo è solo uno schizzo composto da cinque segmenti, tipo bambino Graziello: un segno verticale e dritto per il busto ...quattro stecche inclinate per le braccia e le gambe. Niente tette, niente sesso, piedi, caviglie, polpacci, lato b, c etc. Niente, solo dettagli per gli occhi, i capelli, di colore, del naso, i suoni e la forma delle orecchie. Percezioni del calore di una mano, della lunghezza delle dita affusolate e del sapore delle labbra rosse. Un mondo adolescenziale popolato solo da visi e volti come quelli di Oliviero Toscani: l'intero mondo ruvido racchiuso in pochi fottutissimi e fortissimi dettagli.


Arman II

 

Tra le pezze di una pigotta, nei miei sogni, io avevo una professione tutta mia, mai esistita: il disegnatore di forme astratte per contenuti vuoti. Ma che vuoi farci la vita dispone i tuoi fatti diversamente da come li hai sognati, auspicati e programmati e lo  fa  in modo così certosino che lo scovolgimento è pari al dettaglio. Iniziano i primi tagli e la frequentazione sempre più assidua delle sale e delle corsie, popolate perlopiù da persone bianche, azzurre, verdi e rosa. Con i fiocchi sui vetri, i telini macchiati e il caffè bollente sorseggiato in astanteria, senza neanche dirlo...aspettando un tempo che poteva sembrare infinito.


Per un po' riesci ad avere il controllo, ma è solo per caso, per un fortuito caso. Alla fine, pieno di felicità, finisci per portarti via, a casa,  una di queste professioni davvero emo. In carne, ossa e sangue. Così mi ritrovo a pensare che la quasi totalità delle persone e amici che conosco e frequento ha a che fare, per mestiere e passione, con un pezzo di se, se non addirittura con un intero generico apparato del proprio corpo. Il manichino si ricompone in tutti i suoi pezzi e per il quale ognuno porta il suo. ...professionisti in tutte quelle mansioni scartate da bambino, appunto. Mi piacerebbe leggerci un segno, una sorta di divinazione in questa casualità, ma non credo che ci sia realmente ...so solo che l'ho scampata bella.

Invece nel mio lavoro inciampato per caso, io il corpo umano non lo vedo neppure se appare per sbaglio in un monitor, e gli scenari non sono certo quelli della Terapia intensiva, tipo ER o Resuscitation. Tra le mura domestiche il discorso è diverso, tornano le malformazioni i  riflessi mancati. Un pezzo di mondo diventa il reparto, l'oss testa di picino la protagonista del momento,  c'è l'Apgar, lo sfigmomanometro. Persone sfinite nei bagni e piastrelle d'acciaio che decidono di riprenderle alla vita lasciandone qualcuna alla morte. Assenza Presenza Atonia ...sai, lo abbiamo perso per un’ emorragia interna o soffocato dal proprio vomito. Storie con lei e per le quali non insisto molto sui dettagli …non mi faccio raccontare particolari che so potrebbero sconvolgermi per sempre. Allora lei sorride e si ferma nel racconto, in fondo una pizza quattrostagioni è pur sempre tale. Insomma il medico  proprio no, lo avevo immaginato fin da bambino: non fa per me ...diciamo allora che, almeno per me, la lucentezza del pensiero di Krishnamurti è decisamente  preferibile al filo stretto e tagliente del sig. Bisturi che a volte -e fortunatamente- ti strappa via dagli appuntamenti con la signora in Nero.

giovedì, 19 giugno 2008

…che dire, i blog sono come i gatti …a volte ci si affeziona

 

cronachette

 

Cronachette*

 

Parafrasando quel  detto concettoso che dice più o meno così: non ho imparato niente e quel poco che sapevo l’ho dimenticato …allora poche cose ho imparato, stando qui dall’ormai archiviato 2005. La prima è che ci sono persone trasparenti  per cui si nutre dell’affect, nel senso pieno e intraducibile del termine inglese. Persone che probabilmente non s’incontreranno mai vis a vis, di persona. Le incrociamo qui come tra le corsie di un supermercato o fermi al semaforo degli incroci stradali. Poi, al verde pedonale  si perdono ed è giusto così, diventano trasparenti alla vista, non al sentire. Ho anche imparato che non tutti i blog sono da leggere, non tutti i blog si possono commentare. Questo non nel senso negativo del termine, anzi proprio al contrario. Accanto a tanti che effettivamente non si possono leggere, ci sono molti blog che possono essere solo vissuti, vestiti, visti, sentiti, assaporati e sfiorati. Si posso mangiare come babà, cannoli, fette di mille foglie, amaretti e krumiri. Da questi blog si posso raccogliere i fogli come pezzetti di vita, proprio come faresti con l’indice goloso che raccoglie le briciole sulla fine di una torta sbrisolona. Di alcuni ne puoi sfiorare la pelle quasi fosse una carezza, ammirandone la bellezza nelle forme, nei colori, nei caratteri. Anche fossero tutti neri con uno sfondo dello stesso colore.

A scrivere le parole a volte si riesce solo ad essere superflui. La parola è morta e i pensieri sono sigillati, ben contenuti nei post, nelle immagini e nell’espressioni usate. Così è la vita raccontata, così è la vita. Solo una cronachetta,  un fumetto, che lascia spazio …(e molto)… all’immaginazione di chi legge, e forse qualche sospiro a chi non scrive.

E’ evidente che il gatto è il miglior amico della casa.

 

*Cronachette è un libro di Giacomo Nanni, come tutte le tavole riportate in questo post.

Pensieri

cronachette 1

Sentimenti

cronachette 2

mercoledì, 11 giugno 2008
Facoltà

L'occasione per parlarne me l'ha suggerita la talentuosa Tamai. Abbiamo già visto i limiti dell'Abitudine, vissuto e perfezionato meccanismo  del saper fare, ora bisogna anche sapere e saper essere per raggiungere una propria autoconsapevolezza, per divenire impermeabili alle negatività così da non soccombere mai in questo essere nel mondo.
LA regola d'oro, quella fondamentale è che la Comunicazione e la sua percezione aiutano a migliorare la vita. Lo so lo so,  la frase puzza di marzulliana memoria, ma  tra le tante cazzate dette, lette e una sola azzeccata, beh proprio lì, in quella frase c'è  la fonte della conoscenza e condivisione, e non solo qui nel mondo virtuale.
Conoscere come apprendere, permette di stare bene con gli altri e con se stessi. Siccome l'intelligenza è stata infusa attraverso la pioggia,    mentre qualcuno apriva l'ombrello, la Ninna s'organizzava con il pluviometro creando il suo mondo geniale :) fatto di buona musica, parole e canzoni, riflessioni e pensieri.





Nessuna uniformità di condotta nel suo videoblog come anche nel suo più tradizionale blog. Non è una death zone e non si parla sempre e solo di vita e di morte, stile e trama da romanzo ottocentesco.
ninna till the end ...se piace il link è lì su youtube, come una disposizione ad agire. L'immaginazione ce la mette lei per rendere ben vive le cose, figuriamoci il nostro cervello. Una piccola  wish list che non può che migliorare ...




l'inconscio, Distinti e Tendenza
il gioco
il pensiero
la volontà
la vita affettiva
l'intelligenza
il linguaggio
immaginazione e fantasia
...

ah a proposito di gioco da non perdere ...rispondendo ad una sfida