martedì, 20 ottobre 2009


waltzwithbashir


Il Tempo Scorre Lungo I Bordi


Perchè questi pensieri?
Non è la solitudine
Non vaghiamo dentro una stazione
E su queste pareti non ci sono date
nè nomi nè cuori incrociati
Sono gli adesivi sulle pareti
E' il tempo che scorre lungo i bordi
Ascolta
ogni cosa qui dentro aspetta un segnale
Puoi leggerlo nelle linee della mano
o nei tuoi volti passati appesi intorno
Sono gli adesivi sulle pareti
E' il tempo che scorre lungo i bordi
Siamo io e te appoggiati su queste sedie
io e te su queste sedie
ad aspettare

Poi comincia la polvere

 

Massimo Volume


giovedì, 08 ottobre 2009




Participio Passato:

'andato'

 

mussoliniByRivera

 

Participio Presente:
'andante'

 ...“lei è un cretino, s’informi”

(Antonio de Curtis)

 
mercoledì, 07 ottobre 2009

Intensioni e mondi possibili

 

 

Ma la fotografia, ha qualcosa a che fare con la filosofia? Premetto subito che l’accostamento del viewer badge ai pensieri e al solo nome del sig. Roland Barthes è del tutto casuale; forse è più birichino o meglio ruffiano l’intento di mostrare che nei fatti e nelle cose del mondo non c’è alcuna in-tensione. Semmai è nel nostro essere umani che siamo portati quasi naturalmente a rappresentare e dare dei nomi e dei significati ad ogni cosa che ci circonda: la feroce inutilità di una pietra, la bellezza di una poesia, l'azzurro del cielo ...l'amore. Anche se gli oggetti sono astratti e i fatti della natura possono essere percepiti solo attraverso i sensi, noi siamo capaci di capire tutto manipolando alla fine solo dei simboli. Poi c’è il concetto di  Tempo, così a tutte le cose gli appioppiamo per forza una bella continuità nel significato  anche se queste cose non ce l’hanno. Attimo dopo attimo cerchiamo sempre dei nessi di necessità o di causalità. Non è che il processo razionalizzante sia sbagliato di per se, ma ci siamo convinti che questo sia l’unico approccio possibile al reale e l’incapacità alla rinuncia e la non ricerca di una via laterale è più forte di noi, così il nostro pregio diventa anche il nostro limite. Poi c’è la fotografia, che in questo evolvere,  in questo panta reì del mondo alla deriva sembra immobilizzare qualsiasi cosa cada nel raggio dell'obbiettivo. Ogni fotogramma è una statua di sale, sembra essere il risultato di una fusione di Reale e di Vivente, pietrificati in una forma perlopiù a colori. La fotografia sembra avere la potenzialità di bloccare e astrarre il mondo in un istante con tutti i suoi accadimenti. Anche se poi questi sfuggono,  una parte di loro resta bloccata per sempre sulla lastra e diventa intensiva. Ad ogni vista, ad ogni sguardo cambia il ricordo. La fotografia ci suggerisce continuamente mondi che sono, potevano o saranno possibili. Sembrerebbe un bel connubio quello tra filosofia e fotografia…


"Medium bizzarro,” dice Barthes della Fotografia, una “nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo [..]”
 C’è un motivo perché in questo momento, in questo post ci siano dei pensieri randagi su Roland Barthes? …ma io direi proprio di no, è solo una bizzarria laterale come quella d’immaginare Sisifo sorridente e felice nel vedere rotolare di nuovo i sassi giù nel pendio: “le due vie della Fotografia sono queste. Sta a me decidere se aggiogare il suo spettacolo al codice civilizzato delle illusioni perfette oppure se affrontare in essa il risveglio dell'intrattabile realtà.”  Sic!
martedì, 22 settembre 2009


Nerd life

 

di: Paolo Roversi


In quel bollente mattino di fine giugno Alberto si presentò al colloquio in giacca e cravatta. Tirato a lucido come poche volte gli era capitato in vita sua. Presentarsi bene, fornire la buona impressione serviva per convincere le teste d'uovo. Le capacità richieste sarebbero state acquisite dopo, se era il caso. Per l'apprendimento dei cosiddetti skills c'erano manuali e dispense da perderci la vista.
Il mondo dell'ITC, bella sigla pomposa per dire che si traffica su una tastiera, era uscito con le ossa rotte dagli ultimi anni di vacche magre e solo le aziende più solide avevano tenuto botta.
Alberto aveva esperienza. Laureato al Politecnico quasi in tempo, quindi tre anni come consulente in una multinazionale americana che però, il mese precedente, vista l'aria che tirava, aveva tagliato i consulenti (tanti) e tenuto i dipendenti (pochi) per far quadrare il bilancio.
Lui ne capiva di database, di programmazione, di reti. Era un informatico completo, insomma, a cui potevi chiedere algoritmi complessi. I tempi, però, erano cambiati e lui si era trovato a spasso dall'oggi al domani. Le sue aspettative mitigate, e con loro le prospettive. Per non parlare dello stipendio. La generazione mille euro era diventata la nuova condanna di Alberto che prima, da consulente, guadagnava tre volte tanto.
L'impiego cui aspirava, insieme ad altre trenta persone quel mattino, era un modesto posto per operatore help desk di secondo livello. Ossia fornire risposte preconfezionate a tutti quelli che fingevano di capirne abbastanza d'informatica da superare il primo step.
Il primo livello serviva per dissuaderli, il secondo per simulare di risolvere i loro problemi.
La ditta vendeva un certo tipo di software gestionale: fatture, bolle, contabilità varia. Un'autentica frustrazione per uno laureato in ingegneria informatica, specializzato in telecomunicazioni e reti.
Alberto fece buona impressione al colloquio. Era palesemente overskilled ma si accontentava dei mille euro. I suoi datori di lavoro si fregavano le mani: non avevano paura che se ne andasse tanto presto. La crisi del settore, per un altro paio d'anni almeno, l'avrebbe costretto alla loro catena: è il mercato, bellezza.
Alberto cominciò il lunedì successivo. Dopo appena due giorni di full immersion sul prodotto era già operativo: pronto a rispondere alle chiamate.

Il suo entusiasmo, però, sciamò quasi subito. Dopo una settimana aveva esaurito tutte le possibili casistiche. La gente domandava sempre le stesse quattro cose, così iniziò a cercare dei diversivi per passare il tempo. Sfruttava internet per chattare con i suoi ex-colleghi su Messenger o discutere di soluzioni informatiche nei vari forum. Ma si stancò presto anche di quello. Cominciò a tenere un blog, a cercare di rimorchiare su Facebook o MySpace, a scrivere stupidi messaggi su Twitter...
In breve tempo i social network divennero la sua vera droga, l'antidoto per riempire quelle giornate di nulla.
Installò anche le applicazioni mobile sul suo Blackberry. Così poteva essere sempre raggiungibile, sempre connesso ai suoi amici virtuali.
Persone che se avesse incontrato per strada non avrebbe riconosciuto.
Ogni sera usciva un po' più tardi dall'ufficio: non riusciva a staccarsi dalla sua panacea virtuale. Non gli pagavano gli straordinari ma siccome il servizio d'assistenza era attivo ventiquattrore nessuno si lamentava se rispondeva ai clienti anche dopo le sei di sera. Anzi.
Alberto, da parte sua, non aveva molta voglia di tornarsene nel suo triste monolocale che affacciava su un casermone grigio dove si respirava sempre puzza di fritto e di smog. Senza climatizzazione, senza satellite, senza connessione Internet. In ufficio aveva la banda larga, il caffè gratis, il fresco del climatizzatore. Non c'era paragone...
(segue qui)



fonte ticonzero

numero 100
settembre 2009
mercoledì, 09 settembre 2009
Scrivere sulla sabbia


Lo so, lo so con un video di youtube o di dailymotion non si fanno post
è troppo facile, è come se nei suoi diari Ciano avesse scritto: "Oggi sono andato al cinema" oppure "Edda sei bella ma tuo padre è uno stronzo". E poi non è che puoi sovvertire le leggi di Splinder con i suoi copyright -questo è mio, quello è tuo- ma siccome io penso seriamente d'essere qui di passaggio è meglio che mi appunto subito questo video che poi l'mp3 l'ascolto in macchina e lascio immaginare lo stile di guida con questo ritmo che fa ballare semafori e platani.
Si dice che Internet permette lo scambio e la diffusione del sapere,  la creazione di nuova conoscenza. Internet sarebbe, e in parte è vero, una mente estesa con un'enorme cervello che acquisisce elabora e memorizza informazioni e meta-informazioni, tant'è che si parla di diritto all'oblio, perché le informazioni che consideriamo strettamente personali o diffamatorie e lesive dei diritti della persona, non sono più cancellabili, non possono essere più rimosse dal world wide web  e dai suoi innumerevoli server
.


A dir la verità, io incomincio ad avere qualche dubbio su questa cosa e non vorrei che un giorno venendo qui, in questo posto, questo mio adorabile Mr. Hide (o anche dottor Jekyll)
scomparisse davvero.......Error 404........ pagina non trovata. Non è proprio questa grande perdita, però non molto tempo fa c'è stato un interessante dibattito su La Memoria al Tempo di Internet, ebbene c'è da ricredersi o meglio lo si sospettava quasi tutti ...Internet non ha memoria.

Cerca le stelle in fondo al mare

Ah ;)  sembra un'affermazione balorda, in controtendenza; qui infatti tutto sembra statico, immobile e immutabile...anche le pagine azzurre di chi non si legge più o che non c'è più sembrano proprio azzurre come ieri e ieri l'altro. In realtà tutto è in mutamento -impercettibile, vero- ma tutto cambia così questa alla fine non è proprio un'affermazione campata in aria, è un'ipotesi con  tanto di prove, basta pensare al sito di swif.it, migliaia di terabyte d'informazione puff... annullati, oppure più modestamente -ed  è solo un piccolo esempio molto personale che m'incoraggia nel sostenere questa ipotesi- al fatto che alcuni dei miei posts mostravano delle immagini ospitate dal server xs.to ....ora, queste immagini non ci sono più, al loro posto un link che si perde nel nulla ...induttivamente non resta che concludere  come in realtà Internet sia fatta a nostra somiglianza, con la nostra stessa sostanza.....oggi ci sei, domani c7.

domenica, 23 agosto 2009

 

Sacco Nicola, un calzolaio

Vanzetti Bartolomeo, un pescivendolo


Come dire ...la dignità non ha titoli.

 

Charlestown, 23 agosto 1927. Anche in questi giorni ferragostani le cronache sono piene zeppe di storie d’immigrati. Clandestini ci tengono subito a precisare i portavoce nei loro resoconti. Storie d’abbandono, di tragedie,  di vite tolte e negate. I telegiornali si susseguono incalzanti in ogni attimo e forniscono notizie scottanti, fiumi di dettagli. I telegiornali, raccontano molte menzogne e bugie che alla fine è come se dicessero davvero la verità. Ci sono i portavoce e sono tanti quelli bravi in questa perfida arte di raccontare tante verità piene di bugie; ma le bugie, persino quelle, sono false e fasulle. Fatte ad arte con gli ingredienti giusti, quelli non molto diversi dalla menzogna, dalla distorsione. «Bisognerà appurare»

Appurare che la distorsione sia ben aderente alla menzogna, ma tanto io, a questi portavoce non ci credo e continuo a chiamarli boia e assassini.

 

Alma Mater Studiorum,

c’è un messaggio di posta elettronica per te

 

anarchismo

 

Non bisogna essere geni per avere la dignità di chiamarsi Uomo, non si ha bisogno di un titolo per sentirsi orgogliosi d'essere un Uomo.  C’è chi ha scoperto la penicillina, i quasar, le nebulose e le galassie e chi pensa a vincere al fantacalcio a bocce e a freccette. L'evoluzione, l’equilibrio sta tutto nell’armonia delle proporzioni …nei rapporti bilanciati.  Hai un cervello? Cazzo usalo, vivere è superare se stessi.  C’è chi ha buone idee e chi ne ha di pessime. C’è chi vive pettinando le bambole, incollato al suo cubo magico, chi sbava per un culo e un paio di tette. C’è chi si fa santo e chi si rallegra d’esser fascio magari frocio.

C’è chi spara cazzate, chi vive sperando in un sei e chi visse sperando che morir non si può dire.

 

No, non è una liturgia e neanche una commemorazione. E’ una coincidenza e a casa mia non si dice neanche più presa di coscienza …quasi si urla Sveglia!  Ma i sordi non ci sentono così come i ciechi non ci vedono…è così evidente che banale è a dir poco un insulto.

 

Qui no, qui in questo paese, no. Devo ancora trovarlo quello buono dove ci sono solo buoni propositi. Dove si possa vivere bene senza armi, senza violenza con le proprie buone idee  e per farne valere almeno una non si deve per forza uccidere il proprio avversario.

 

A come utopia « Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata » Herbert Marcuse

 

Ma c’è, sono sicuro che c’è,  basta vivere le cose che dici…trascendere la realtà esistente, restando fedele al contenuto universale dei diritti e dei concetti. Il nichilismo insegna che la  sottile linea tra l’ uomo e l’animale consiste solo in un “errore” ogni cento lettere «…wwyyppotawwhjjascensskkoorrexxrrjj…»; in una casualità nella  trascrizione del genoma da scimmia a scimmia, da scimmia a uomo. Questa è l’evoluzione quotidiana: .un sussulto. Un’opportunità –ed è forte la tentazione di scrivere mancata e irripetibile- di salire un gradino nella gerarchia della conoscenza. Un privilegio per l’Uomo che sistematicamente  viene annullato da quelli per cui la varianza è insignificante così che il tutto è nella media. Miliardi di miliardi di corpi umani annullati nella polvere, grassi fertilizzanti per alimentare un valore medio sempre, costantemente,  ancorato  a Zero.. …però noi ci abbiamo il tv al plasma, non viviamo più nelle caverne…  Insomma roba da sachertorte…“Continuiamo così, facciamoci del male!”

 

The Ballad of Nick & Bart (Here's to you)  

 

 

sabato, 22 agosto 2009
3C

‘eccì

 

Carmelina lavora in un caseificio.  Ricotta alle sei e mozzarelle alle quindici; dipende dai turni, e quello delle sei è sicuramente il più faticoso. Carmelina   si vergogna del suo nome e adesso si fa chiamare Sabrina. Carmelina è una padana e questo suo nome di battesimo, siculo e da peccatrice, come quella mignotta di Maddalena le fa schifo! Lei vuole un nome degno,  un nome degno della razza del Nord; così ha scelto Sabrina e  non perché Sabrina -il nuovo nome-  faccia snob per un vezzo alla moda, ma per via di quel tanto  di estatico -che a pronunciarlo si rimane a bocca aperta- da non  potersi confondere con le colleghe di lavoro, le terrùn. Per via di quel tanto di distacco che questo nome suggerisce del bianco dal nero,  dalla pelle, dei  peli e dei baffi. Per via delle merdaiole ...le cinesi vebbè ci siam capite.

Ma anche perché quel nome  è legato alle ballerine verdi, quelle della miss, la figlia del parùn. Nomen omen, per una nuova identità, per emergere da quella vita da caseificio fatta di cuffie, sudore, caglio umido e bollente. Braccia secche, immerse nel liquido di governo e di risulta che poi bagna le ballerine fin sotto le ghette di cellophane. -Merda, il raso macchiato!

 

Pensieri interrotti o anche phenomena. Ma non è solo per una assonanza con i tempi che non ci si può chiamare Omàr o Pierferdi in un’epoca in cui tutti si chiamano Benito, Aida, Augusto o Elettra.

 

E che pensieri strambi raccolgo stasera da Concetta. A dispetto delle chiacchiere pulite e nette delle comari  che chiosano sui nomi come quello di Carmelina  e sui destini e i mestieri che il fato ci assicura come i Lloyd's ai tulipani ...Samira, Josefa e Viorica non possono che fare le badandi, pulire il culo alle vecchie... Ha ragione Concetta, chiacchiere inutili. Altro che nomen omen et nomina sunt omina. Poi dice:

 

- ma scusa Alf,  allora Olaf, Silvio, Teoldolinda e Odino? 

- boh, faran mica gli dèi !?

 

Lei, Concetta, è nata a Milano e  fin dai sei  anni vive a Verona, da genitori torinesi. Migranti dalle Molinette, dalla I.a  e dalla II.a cintura. Operai. Tre figli, con uno  zio questurino e altri due  balordi trapiantati come semenze di pomodoro da un Molise in secca fin dei primi anni del 1800. Seppie  e dagherrotipi ...e cosa vuoi che capiscano del Veneto e di questi tàliban che il dané gli sghèi e la coca, la fica e l'oppio lo ciucciano come fosse cabernet ... e strila ai gatt e dise che le briciole del tavolo nutrono le formiche che  del giardino salgonosù per le mattonelle per via dello zen. A Nord.

 

Mi piace Concetta.


Ah si dimenticavo le 3C, cioè le tre ci: per far bene all’uomo  Che bello dire cioè. Cioè, infastidisce come fosse un ma. Ma (
e ti che te daì ancor,  ch’lè più iritant’) infastidisce perché dopo un cioè, infatti, non può che esserci il nulla che annienta ogni ragione che viene prima. Non l’incapacità di esprimere cosa viene dopo, ma l’insensatezza di ciò che veniva prima. Per una semplice legge dell’ottica; se è l’obbiettivo che modifica le prospettive allora è il punto di vista che subisce delle restrizioni. Non chiamiamolo dio, non chiamiamolo nulla diciamo che non siamo ancora in grado di capirlo e/o accettarlo

 

  • Caraco
  • Céline
  • Cioan

 

Ognuno a suo modo…a termine...


venerdì, 31 luglio 2009
Sandman Chissà se ad una lettura neanche troppo freudiana è davvero nel “‘sogno’” che appare vero “il mostrarsi del soggetto, ciò che egli da a vedere, i suoi atteggiamenti, il suo comportamento di fronte agli altri, il modo in cui egli organizza il proprio Io e i meccanismi di difesa di questo Io

 

didi

 

-Pensa per te- sarebbe la prima risposta istintiva, ma il fatto inevitabile ineluttabile è che….purtroppo siamo morti e non ce ne siamo neanche accorti. Tutto questo è un sogno e forse solo Hettie la Matta poteva prevederlo, lei che da tempo aveva  perso la ragione tra le righe fitte dei libri inseguendo i sensazionali titoli dei giornali del suo tempo. Lei la credulona, lei che aveva smarrito il cuore nei trafiletti di un necrologio. Destino beffardo quello di poter vedere le cose remote o di prevedere il futuro; quello  per cui quando si è perso tutto e tutto è perduto -quasi fosse davvero un risarcimento non voluto- si riceve  in cambio il dono della chiaroveggenza e la capacità di parlare con i morti, che poi sono delle persone molto più simili ai vivi che a de i non viventi.

-Questo lei lo sapeva. L' aveva sempre saputo-

Hettie  aveva già sognato e immaginato tutto questo, e da brava Cassandra non faceva altro che ripeterlo, catalogando nomi e sconfitte, inanellando pensieri e preghiere …aggiornando ad ogni risveglio un infausto diario su cui appuntava giorno per giorno tutte le idee morenti, gli ideali feriti, i diritti mutilati. Adornando con tratto certosino dei brevi epitaffi  per piccole croci destinate a quei pochi che come capitani coraggiosi, erano rimasti a difendere l'ultima oncia  di quell’umanesimo della ragione sconfitto e folgorato dall’illuminismo del tiranno. Un bagliore intenso, al tungsteno che polverizza ogni rilievo, dissolve ogni ombra.  Nei pochi ripari, tutto il resto,  come sparuti concetti di sincero rispetto che sono paure randagie sulle strade o vecchi barcollanti derelitti. Lunghe ombre sbandate sui muri scrostati, appese sul fondo e che pazientemente attendono il proprio turno per esser lapidate dal popolino ruffiano. Ampie schiene curve che aspettano i coltelli dei satrapi di ogni tempo.

Ma Hettie era la Matta, così nessuno poteva crederla vera.

La rivelazione non è come un lampo, è ambigua. E’sardonica come la maschera della tragedia, è subdola come quella della commedia. La rivelazione è un buco nero, un’anomalia appena percettibile sul fondale buio. Si palesa sul sipario allo scadere del tempo. Si mostra in questi giorni agitati dai fantasmi dell’essere tra le pagine dei libri, come in questo: Hitler.

Si chiude la copertina e s’intravede il vuoto di quelle orbite in cui lo sguardo pur di pupille cerulee  è nero e inghiotte e annulla ogni dettaglio. Seduti a tavola, tra le briciole di pane e il caffè, sulle note di ‘partirò’ sulle le immagini sguaiate d’un pompiere nano che s’ingigantisce sulle macerie. Sulle immagini di un orgoglioso nano circense dal casco giallo che impasta cemento e menzogne. E’ questo un tempo comico ma: purtroppo siamo morti. Al primo soffio di brezza siamo caduti come foglie fragili -ingiallite e secche. Svuotati d'ogni linfa. L’anoressia s’annida nelle idee fin dentro nei gangli, strangola e soffoca i dendriti., e al primo assalto con le baionette sui fucili siamo stati smembrati e seppelliti. Le coscienze sono state preparate, ripulite. I cine-giornali da inossidabili macchine del tempo e del pensiero,  hanno operato senza sosta ed ora abbiamo un nuovo mondo popolato dai soli eletti. E’ come vivere un orrendo deja-vue. …è come augurare una nuova buona Apocalisse a tutti!

“Death ha il corpo di una modella, gli abiti di un poeta e il sorriso dell’amica del cuore. Indossa un cappello a cilindro tanto per, porta una collana con l’ankh per il potere e un grande ombrello nero per viaggiare nelle terre senza sole. Chissà che profumo ha? Sono sicura che è fresco e pulito e la sua risata dev’essere argentina o forse è calorosa e sommessa, ma, comunque sia, Death ride davvero tanto”

 

Hitler è un libro senza importanza scritto da Giuseppe Genna. Ma come per ogni cosa è sempre il contesto che fa la differenza. Fino a poco tempo fa non  conoscevo nulla di questo autore e ora francamente non mi piace neanche come scrive. Ma quello che scrive si, perché questo libro non è scritto nel passato ma è pericolosamente ancorato nel futuro. 

 

Nota: La bella immagine di Didi nell'orrendo post è di proprietà del sito:

 
 
venerdì, 17 luglio 2009
hellò

Che poi finisci come al solito ...a dover girare  la custodia A-Style del lettore mp3 che il truzzo dell'ombrellone affianco guarda insistentemente, a cospargerti di crema solare contro i raggi cosmici che tanto poi torni con le solite ustioni a pois, a dormire in totale sette ore per sette notti, a voler leggere due libri ma poi ne riporti sei per l'arredamento, a trovarti la sabbia nelle mutande nonostante le sette lavatrici,  a dire insistentemente -grazie no, sono astemio- ma poi mi piacciono i bellini dell'Harry's bar, lo spritz, la corona e perché no anche il rossini senza contare il gin fizz. Si sono decisamente astemio, quella là,  è tutta 'ggente senza cuore che vuole rendere vano ogni mio tentativo di recupero dalle buone-dipendenze, rehab.
Ah, scordavo della pericolosità in questi tempi e in questi luoghi, di suonare la chitarra -che in macchina non ci starebbe- e cantare -anche qui, senza comprendere appieno il significato delle parole- un pezzo alla moda tipo Bella 'Mbriana (fortuna che non suono io ). Insomma sono sempre soddisfazioni queste vacanze; peccato sentirsi sempre addosso questa puzza, questa sensazione d'esser un pollo d'allevamento.

Non so quanto interessi ma di sotto c'è la nota per il gin fizz:
  • 3/10 di Gin
  • 4/10 di Soda
  • 2/10 di succo di limone
  • 1/10 di sciroppo di canna

...non è per fare il saputo, ma la somma delle parti deve essere proprio 10 ...ché a sbagliare le dosi s' ottiene una specie d'idraulico liquido.

venerdì, 17 luglio 2009
gestalt

La canzone che

Meta è un termine che deriva dal greco e vuole indicare trasposizione, superamento dei limiti, metafisica ad esempio è un termine concreto per darne una velenza. Meta può anche indicare mutamento, metamorfosi, trasposizione .Da a.

Ma meta è anche un  termine ambiguo o meglio polisemico e così può anche indicare un percorso, un tragitto per un punto: il termine prefissato che si vuole raggiungere. Meta è la sintesi ad ogni sforzo profuso nella ricerca di un quid.

Meta è anche una delle due parti uguali che, unite insieme, formano l'intero. O anche solo la metà. E non sfugge il fatto come la foto di sopra sia in realtà composta da piccole lettere.  Per tutti i piccoli pezzi  colorati passa un filo invisibile. C'è un filo conduttore.  Non dobbiamo aguzzare la vista anzi abbiamo bisogno solo di un accento per distinguere e per congiungere. Ci vuole un pensiero.

I Part

Language and thought

~Linguistic Relativity~

La confusione disorienta ma inizia esattamente così uno dei più belli e prestigiosi manuali della linguistica moderna, e ci sono subito due termini che colpiscono:

thought e relativity

...non mi sembra il caso di aggiungere altro. Le parole...a volte...non hanno nulla da inviare alle stelle, alle comete, alle galassie. Un solo pensiero le supera, non si accontenta delle virgole, non s'appaga dei soli punti. Li annoda, li congiunge, crea le costellazioni. Immagina l'universo e il senso esonda.

scrivo per te

Non c'è contatto di mucosa con mucosa eppur mi infetto di te,
che arrivi e porti desideri e capogiri in versi appassionati e indirizzati a me;

e porgi in dono la tua essenza misteriosa, che fu un brillio fugace qualche notte fa; e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri che alle pareti vanno a dire "ti vorrei qua".

Questa è la canzone che scrivo per te: l'ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Si che ci sei, prima che ti conoscessi.

(Ora ho il tuo splendido sorriso da succhiare: sfavilla di felicità. L'osservo su dalla tua fronte vanitosa che ai miei baci ha chiesto la priorità).

Pure frigid waters from these eyes that always miss you Nothing but violence from my empty gun
I'm using silver to light up these blackheart faces blinding your fingers with my skin that burns for you.

Questa è la canzone che scrivo per te: l'ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Si che ci sei,proprio mentre ti conosco.

This song is for me
I listen like i promised you
I can see me in your words from hell
that you write for me

E ho le tue mani da lasciarmi accarezzare il cuore immune da difese che non servono.

Ma ora ho in testa il viso di  qualcuno più speciale di me, che sa cantare ma ha più stemmi da lustrare di me ...e questo è il tuo svago.

Per quel che mi riguarda sei un continente obliato.
Per quel che ho visto in fondo mi è piaciuto.

Don't, don't tell me. What you want from me No, don't tell me. I don't wanna hear. Don't tell me


Marlene Kuntz