mercoledì, 30 luglio 2008






 

Dal signor ădĭtus
 
Mi piace perché ha il sapore del racconto, mi piace perché lascia l’amaro in bocca,      il sapore del fiele di una notte sbagliata. Brucia come avessi appena finito di leggere l’ultima pagina de la nausea. Mi piace perché è una fotografia che cattura il tempo moderno, fatto, scandito dai padroni di sempre, inesorabili con i deboli e spietati con ogni persona che porti la scritta “minore di”. Uno sguardo sbarrato su ogni particolare che compone una scena qualunque di una vita quotidiana costruita ormai sulla banale volgarità. Parole che si posano su ogni aspetto, e il racconto diventa ruvida superficie sociale che graffia l'anima come raspa sulla pelle. E’ proprio vero …a volte è inutile dare costantemente un senso nobile e alto alla propria esistenza. Il titolo e quello che segue è farina del signor ădĭtus, che ringrazio della cortesia.
 

 

   ădĭtus 

iter incipit in ădĭtus claustrum

 

Ieri sera, in un piccolo bar della provincia bergamasca: due leghisti uomini e una leghista donna. Lei è la prima che ascolto: “eeeh seee me ó vutat lega, perché al se ne pó piö!”. Uno dei due uomini leghisti, quello grassoccio e dalla faccia più stupida, non ricordo il contesto, ma a un certo punto parte a mille sui gay: “seee, come quei frocî di merda!”. Io, che stavo mangiando il mio trancio di pizza, scoppio in un risolino che a momenti me lo fa sputare. I leghisti si fermano un attimo, la donna leghista cerca di smussare l’espressione del compagno, il terzo, ubriaco, beve d’un sorso l’ennesima birra e sta zitto imbambolato. Il ciccione passa a parlare di Vladimir Luxuria, ripete circa 5/6 volte che dovrebbe stare su canale 5 con Maurizio Costanzo e sua moglie, che non è un politico ché non è capace. E dire che a me, invece, è sempre sembrato, dalla prima dichiarazione letta, che Vladimir Luxuria fosse uno dei nostri migliori politici. Vabbe’.
Tutto questo per dire che non c’è più nemmeno la forza o la lungimiranza per intervenire pubblicamente, esprimere la propria contrarietà a questa rozza attitudine, esercitare il proprio dovere civile, controbattere a questi bifolchi. Loro non saprebbero reggere un dialogo, ed è molto facile che si finirebbe alle mani, se non peggio. È il nuovo fascismo, becero subdolo ignorante aleggiante generalista strisciante che colpisce le masse rese incolte dal berlusconismo. Dopotutto uno dei fenomeni del fascismo storico fu l’arroccamento culturale, il fare quadrato sui proprî giovani, limitarne le prospettive di formazione, arginarne l’erudizione. Mi pare che questo fenomeno sia sopravissuto nella forma di un meccanismo ancora più potente, coadiuvato dalle tivvù private decerebranti; il risultato di oggi è la causa scatenante di allora, la massificazione. Questo, un fascismo lieve ma penetrante, ignorante e approssimativo, senza argomenti ma solo rabbie più o meno represse.

sabato, 19 luglio 2008

 Comincia così

man at work

Il treno salutò e a Michele non venne più niente da dire. Treno come cielo mai toccato. Nulla è più precario tra l' esserci o il non esserci, e le buone notizie ora hanno il sapore del fiele, così mi manchi da morire. E' Per questo motivo che sei qui, tra cielo e inferno, fammi salire un po'  ho voglia di stringerti le mani. Ho voglia di cavalcare le nuvole, fammi salire un po'   squarciare il cielo per vedere cosa c'è ...trovarti... fosse anche nel nulla e il treno se ne andò accarezzandolo sopra il cuore  tanto ti porto nel mio cuore.

Fammi salire un po' e Michele guardava il treno
fammi salire un po' e Michele seguì due o tre volte il pensiero.
Fammi salire un po' e Michele toccava il treno
fammi salire un po' e Michele sentì forte il suo desiderio.
Treno come sogno che ti manca

come donna che ti sfianca
lungo treno, prendimi per mano.

Fammi salire un po' e Michele parlava al treno
fammi salire un po' e così gli parlò gli sembrò quasi vero.
Fammi partire un po' e più forte sentì forte il suo desiderio.
Treno come cielo mai toccato

come seno mai baciato
come sogno derubato

lungo treno

lungo come sogno che ti manca
come donna che ti sfianca

lungo treno prendimi per mano.
E il treno se ne andò e Michele lì a salutare
e il treno se ne andò e Michele lo volle davvero abbracciare
e il treno salutò e a Michele non venne più niente da dire.
Treno come cielo mai toccato

come seno mai baciato
come sogno derubato

lungo treno

lungo come sogno che ti manca
come donna che ti sfianca

lungo treno prendimi per mano.
E il treno se ne andò e Michele lo volle abbracciare
e il treno se ne andò accarezzandolo sopra il cuore
Michele non sentì più neanche il battito del motore.

Banco del mutuo soccorso

venerdì, 11 luglio 2008

Un matto, e Dietro Ogni Scemo C'è Un Villaggio

 

Questo mio incespicare nelle parole, le frasi spezzate senza una fine e neppure un inizio, forse non sono neanche pensieri. Somigliano perlopiù a un accenno di accidia misto a pigrizia, ...incapacità o anche al contrario ...pensieri troppo veloci per essere catturati, afferrati o inchiodati

dalle forme sfuggenti nei contenuti pesanti. Lasciano una labile scia. Svaniscono. Non lo so più, così mi limito a sognarli. Facendo finta di niente. Facendo finta di averne       di Idee e di pensieri da fare.  Parole in grovigli, groppi mangiati, masticati e sputati quasi subito ...non vale la pena di scarbocchiarle ...e dopo maiale, Majakowsky, malfatto, continuarono gli altri fino a leggermi matto... da quando l'ho sentita, questa canzone la canticchio sempre  ...e senza sapere a chi dovessi la vita in un manicomio io l'ho restituita. Le parole sono immagini, icone, visioni ...fantasie ...meccanica del pensiero. E' facile sovrapporle, confoderle e sconvolgerle travisandone il significato.


E’ un periodo un po’ così …di aporia  …quando ieri  l’ho detto all’Insulina, lei mi ha guardato con gl'occhi malandrini       e un sorriso da stregatta: ha capito. Ha preso la chitarra, un controllo sul canzoniere, un rapido accordo sulle note, la sua voce e poi questa:

 

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma
rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


Ha un modo davvero strano di farti sentire idiota, ma sta con me ;-) E' estate... buone vacanze ...soprattutto.

 

lunedì, 07 luglio 2008

 

Cosa sognano i pesci rossi

"[..] mani che manipolano corpi, violano recessi, inseriscono sonde e cateteri nelle integrità altrui hanno ben poco a che fare con la vita. La vita è un'altra cosa. Semmai io agisco sulla sopravvivenza, ma neanche questo è poi tanto vero [..]"

-parole e titolo del libro sono di Marco Venturino-

Nel cosa farò da grande ...nei miei sogni di bambino, la professione del Medico non era certamente quella che spiccava tra i primi posti, anzi neanche gareggiava a metà, nel gruppone in lotta attenta a non finire tra le ultime. Era proprio una delle eventualità scartate a priori. Il corpo umano era qualcosa d'incorruttibile, e a me piacevano solo il viso e le mani, il resto era (ed è)  un disegno scheletrico per manifesta incapacità rappresentativa. Il corpo è solo uno schizzo composto da cinque segmenti, tipo bambino Graziello: un segno verticale e dritto per il busto ...quattro stecche inclinate per le braccia e le gambe. Niente tette, niente sesso, piedi, caviglie, polpacci, lato b, c etc. Niente, solo dettagli per gli occhi, i capelli, di colore, del naso, i suoni e la forma delle orecchie. Percezioni del calore di una mano, della lunghezza delle dita affusolate e del sapore delle labbra rosse. Un mondo adolescenziale popolato solo da visi e volti come quelli di Oliviero Toscani: l'intero mondo ruvido racchiuso in pochi fottutissimi e fortissimi dettagli.


Arman II

 

Tra le pezze di una pigotta, nei miei sogni, io avevo una professione tutta mia, mai esistita: il disegnatore di forme astratte per contenuti vuoti. Ma che vuoi farci la vita dispone i tuoi fatti diversamente da come li hai sognati, auspicati e programmati e lo  fa  in modo così certosino che lo scovolgimento è pari al dettaglio. Iniziano i primi tagli e la frequentazione sempre più assidua delle sale e delle corsie, popolate perlopiù da persone bianche, azzurre, verdi e rosa. Con i fiocchi sui vetri, i telini macchiati e il caffè bollente sorseggiato in astanteria, senza neanche dirlo...aspettando un tempo che poteva sembrare infinito.


Per un po' riesci ad avere il controllo, ma è solo per caso, per un fortuito caso. Alla fine, pieno di felicità, finisci per portarti via, a casa,  una di queste professioni davvero emo. In carne, ossa e sangue. Così mi ritrovo a pensare che la quasi totalità delle persone e amici che conosco e frequento ha a che fare, per mestiere e passione, con un pezzo di se, se non addirittura con un intero generico apparato del proprio corpo. Il manichino si ricompone in tutti i suoi pezzi e per il quale ognuno porta il suo. ...professionisti in tutte quelle mansioni scartate da bambino, appunto. Mi piacerebbe leggerci un segno, una sorta di divinazione in questa casualità, ma non credo che ci sia realmente ...so solo che l'ho scampata bella.

Invece nel mio lavoro inciampato per caso, io il corpo umano non lo vedo neppure se appare per sbaglio in un monitor, e gli scenari non sono certo quelli della Terapia intensiva, tipo ER o Resuscitation. Tra le mura domestiche il discorso è diverso, tornano le malformazioni i  riflessi mancati. Un pezzo di mondo diventa il reparto, l'oss testa di picino la protagonista del momento,  c'è l'Apgar, lo sfigmomanometro. Persone sfinite nei bagni e piastrelle d'acciaio che decidono di riprenderle alla vita lasciandone qualcuna alla morte. Assenza Presenza Atonia ...sai, lo abbiamo perso per un’ emorragia interna o soffocato dal proprio vomito. Storie con lei e per le quali non insisto molto sui dettagli …non mi faccio raccontare particolari che so potrebbero sconvolgermi per sempre. Allora lei sorride e si ferma nel racconto, in fondo una pizza quattrostagioni è pur sempre tale. Insomma il medico  proprio no, lo avevo immaginato fin da bambino: non fa per me ...diciamo allora che, almeno per me, la lucentezza del pensiero di Krisnamurthi è decisamente  preferibile al filo stretto e tagliente del sig. Bisturi che a volte -e fortunatamente- ti strappa via dagli appuntamenti con la signora in Nero.

venerdì, 04 luglio 2008

Omini dispettosi


…unti ovunque. In genere saputelli dalle vezzose montature,  occhiali in oro e talvolta in tartaruga …un po’ spogli di capelli,colpa dei grassi, dei capelli grassi
 

…quelli che nei telegiornali ci rassicurano e dicono : ci stiamo pensando noi  oppure: il mondo è tutto meravigliao …vaniglia e cacao al 99% (il restante 1% è nella volontà di Dio se vorrà)

 

Io però la vedo così:  a volte all’ombra dei carpini o dei faggi, basta scavare un po',  puoi trovare dei profumati tartufi. Trifole e pieghe fitte di terra e materia grigia che ti sporcano le mani di vita. Accanto alle radici dei bossi e dei pioppi invece -soprattutto se non vuoi- puoi pestare solo merda di cane che poi ti puzzano i piedi ...titittiti…ti ti ti… tititi ti … E' una eventualità matematica.

azteco

Sono alquanto arrabbiato …anzi represso perché dire indignato è fuori moda.  Però nel qUALUNqUISMO tutto sommato mi ci trovo bene, anche nei miei gesti quotidiani, tanto ho votato uno qualunque. Ho il Fegato spappolato diceva e cantava il qualunquista Rossi  e ultimamente mi risparmio anche i verbi moderni, tipo: scopa tromba sniffa accccelllera, sgomma evadi e decreta. Essendo nelle declinazioni dei modi futuristi,  sono ormai fuori moda appunto. Out come, occhi sbarrati sul tempo futuro, tanto c’è Armani con le sue cazzate sull’abbigliamento outdoor nei centri storici e non s' accorge degli stracci cinesi, della munnezza che tanto c’è la Provincia piena dei cartoni di diossina con dentro i bidoni al cobalto delle radioterapie …ma sì tutto in periferia, e pensare che stavo uscendo senza mutande in via del corso chissà se Giorgio se ne accorge …dipenderà dal pacco, credo…se accadrà …anzi dovendo essere  per logistik&location infondo un fine leghista, dico: se accadrebbe. Bene se abbiamo a che pensare ci sono loro: gli opinions maker. Creano fiducia consenso, legalità, prospettive ...senti come sono positive queste persone, le loro parole!?

 

Sembrerà strano, ma tutto nasce dall’ascolto, ma tanto ormai chi sente o bada alle parole  dette…perché non è che uno apre la bocca e muove l’aria dal basso verso l’alto ...attraverso i pertugi.. stile canna d’organo. Si presume che in mezzo ci sia un concetto che non sia un peto o un flato. Non la faccio tanto lunga che poi non riesco più di pigiare i tasti giusti così che  l’intera matematica azteca mi risulta più decifrabile del perché esistano certi individui: devianza della palingenesi o imminenza della ekpyrosis? [e direi che con questa sono al quarto ginfizz]. Mi permetto di riportare solo alcune parole e solo per una rilevanza visiva ché a sentirla oggi, essendo stata scritta in tempi che uno considerava ormai trapassati ci si rimane proprio male …e dire che Rino Gaetano mi stava pure sulle palle (a torto! Un po’ meno adesso, anche se tale rimane) mea culpa.

Se prendi un foglio carta e cominci addizionare la solitudine dei numeri primi …t' accorgi subito che la somma degli inversi è proprio infinita [Odifreddi è antipatico, ma bravissimo]

A te che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te che hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te

ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .


a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo


stiamo sulla stessa barca io e te  ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

Dalla legge di Piaget sull’irreversibilità del pensiero, a torto o a ragione mi piace questo corollario: …scegliendo un qualsiasi uomo da giardino, piccolo o grande a piacere … moltiplicandone la base per l’altezza si ottiene sempre zero.

 

 

foto presa da wikipedia

giovedì, 19 giugno 2008

…che dire, i blog sono come i gatti …a volte ci si affeziona

 

cronachette

 

Cronachette*

 

Parafrasando quel  detto concettoso che dice più o meno così: non ho imparato niente e quel poco che sapevo l’ho dimenticato …allora poche cose ho imparato, stando qui dall’ormai archiviato 2005. La prima è che ci sono persone trasparenti  per cui si nutre dell’affect, nel senso pieno e intraducibile del termine inglese. Persone che probabilmente non s’incontreranno mai vis a vis, di persona. Le incrociamo qui come tra le corsie di un supermercato o fermi al semaforo degli incroci stradali. Poi, al verde pedonale  si perdono ed è giusto così, diventano trasparenti alla vista, non al sentire. Ho anche imparato che non tutti i blog sono da leggere, non tutti i blog si possono commentare. Questo non nel senso negativo del termine, anzi proprio al contrario. Accanto a tanti che effettivamente non si possono leggere, ci sono molti blog che possono essere solo vissuti, vestiti, visti, sentiti, assaporati e sfiorati. Si posso mangiare come babà, cannoli, fette di mille foglie, amaretti e krumiri. Da questi blog si posso raccogliere i fogli come pezzetti di vita, proprio come faresti con l’indice goloso che raccoglie le briciole sulla fine di una torta sbrisolona. Di alcuni ne puoi sfiorare la pelle quasi fosse una carezza, ammirandone la bellezza nelle forme, nei colori, nei caratteri. Anche fossero tutti neri con uno sfondo dello stesso colore.

A scrivere le parole a volte si riesce solo ad essere superflui. La parola è morta e i pensieri sono sigillati, ben contenuti nei post, nelle immagini e nell’espressioni usate. Così è la vita raccontata, così è la vita. Solo una cronachetta,  un fumetto, che lascia spazio …(e molto)… all’immaginazione di chi legge, e forse qualche sospiro a chi non scrive.

E’ evidente che il gatto è il miglior amico della casa.

 

*Cronachette è un libro di Giacomo Nanni, come tutte le tavole riportate in questo post.

Pensieri

cronachette 1

Sentimenti

cronachette 2

giovedì, 12 giugno 2008
bushdoofusNo No niente paura, non è Porta a Porta e Bush non è ancora ospite di Mosca, Vespa o come cazzo si chiama. L'ho già visto questo film e mi sto solo chiedendo a chi questa volta, vuole portare un po' di sana e americana democrazia, rubandogli quelle quattro ultime risorse che si ritrova(va). Il Grande Furto a cui volenti o nolenti ci prestiamo a dare una mano facendo il palo nella sua gang. Ci sarà pure un motivo per cui San Andreas è da sempre il video gioco più venduto negli USA,  ...e ultimamente anche in Italia a quanto pare. L'apparenza inganna, l'esperienza disillude, loro non sono pagliacci ridicoli ...sono Mostri.

-la foto, imbarazzante per sequenza e intelligenza, è presa nella rete-
mercoledì, 11 giugno 2008
Facoltà

L'occasione per parlarne me l'ha suggerita la talentuosa Tamai. Abbiamo già visto i limiti dell'Abitudine, vissuto e perfezionato meccanismo  del saper fare, ora bisogna anche sapere e saper essere per raggiungere una propria autoconsapevolezza, per divenire impermeabili alle negatività così da non soccombere mai in questo essere nel mondo.
LA regola d'oro, quella fondamentale è che la Comunicazione e la sua percezione aiutano a migliorare la vita. Lo so lo so,  la frase puzza di marzulliana memoria, ma  tra le tante cazzate dette, lette e una sola azzeccata, beh proprio lì, in quella frase c'è  la fonte della conoscenza e condivisione, e non solo qui nel mondo virtuale.
Conoscere come apprendere, permette di stare bene con gli altri e con se stessi. Siccome l'intelligenza è stata infusa attraverso la pioggia,    mentre qualcuno apriva l'ombrello, la Ninna s'organizzava con il pluviometro creando il suo mondo geniale :) fatto di buona musica, parole e canzoni, riflessioni e pensieri.





Nessuna uniformità di condotta nel suo videoblog come anche nel suo più tradizionale blog. Non è una death zone e non si parla sempre e solo di vita e di morte, stile e trama da romanzo ottocentesco.
ninna till the end ...se piace il link è lì su youtube, come una disposizione ad agire. L'immaginazione ce la mette lei per rendere ben vive le cose, figuriamoci il nostro cervello. Una piccola  wish list che non può che migliorare ...




l'inconscio, Distinti e Tendenza
il gioco
il pensiero
la volontà
la vita affettiva
l'intelligenza
il linguaggio
immaginazione e fantasia
...

ah a proposito di gioco da non perdere ...rispondendo ad una sfida
lunedì, 09 giugno 2008

Le Abitudini

 

Le cattive abitudini, come anche le buone sono tutte figlie del rito. Il rito, spiegano gli antropologi, aiuta l'uomo a vincere l'angoscia, scaccia le paure regalandoci l'illusione d'essere o di vivere in un mondo per noi sostenibile (come si dice  oggi). Sicurezza di vivere, codificati da regole fisse in un sintetico senso di protezione contro l'incertezza. Soprattutto l'insicurezza da se stessi perché il branco poi, ha un suo ruolo specifico, purtroppo.

Non sempre il rito diventa abitudine, come ad esempio  scrivere a tempo i propri  pensieri in un blog o in un diario.  Nel blog  si scrive quando si può o quando si ha voglia e tempo. Scrivere nel blog si pone al limite tra rito e abitudine, non ci sono regole valide per tutti, ci sono gli assidui come i temporeggiatori, i  prolissi o i sintetici. Il blog può essere visto come un niente e come un tutto, il resto forse come un'alibi ...ogni blogger  ha i propri riti e le proprie abitudini tra gli ot,  gli avatar, gli utan,  i troll, i fake, i template e altre diavolerie ...così alla fine anche il virtuale  insegue i suoi riti e persevera nelle buone o cattive abitudini.

Scrivere nel blog è a metà strada tra il rito e  l’abitudine che snatura un po' se stessi. Scrivere  è una traccia che difficilmente si perde, scrivere qui nel blog è come perdere le parole nel mondo virtuale dove tutto è  limitato, caduco. Imperfetto nei tempi che sono sempre passati.

Di per se le abitudini, ci consentono di rendere perfezionato un atto ripetendolo più volte, una sorta di scorciatoia cognitiva. Insomma da una parte la regola dall’altra il limite, accettando il fatto (se non il rischio) che le abitudini rendono schiavi di esse e inducono alla pigrizia mentale, non si progredisce più.

Non ho voglia di fare dire o scrivere granché …così  scopro che  anche leggere è un'abitudine che permette d' intrufolarsi in storie complicate. A volte leggere è un'abitudine che facilita la risoluzione dei rompicapo esistenziali tipo e se Dio esistesse? Oddio non così difficili, che poi non se n'esce più. Leggere una storia è paragonabile all'abitudine di guardare nelle vite degl’altri. Curiosità e spigolature in cui sono visibili (o meglio invisibili)  le tante facce che ognuno di noi ha. Una specie di confronto che potrebbe essere alla base del perché si leggono i blog degli altri. Scrivere nel proprio blog è un'abitudine quasi intima, leggere altri blog, simili o dissonanti,  è un rito pubblico.




Empatie essudate d' elettroni, che cosa strana. Ogni blog mostra una o più facce. Proprio come quelle d' una figura solida …visibili a tratti. Una nasconde l’altra, magari la sconfessa, magari si scopre che chi si dice uomo, poi in realtà è una donna o si viene a sapere che la Bambola di pezza si finge uno che ha la moglie morfinomane, e la sorella della sposa  -che  filava con lo stalliere e il  postino-  ora è incinta del giardiniere.

Ma il reale è del tutto irrilevante, è la storia che interessa, e allora spuntano personaggi come lo  zio Darcy -che non è un gentiluomo- e tresca con un giovane pittore epilettico ...non eclettico proprio e p i l e t t i c o tanto che alcuni suoi quadri dal sapore astratto, sono esposti al Paul Getty Museum. Notevole.

Tra le news di qualche blog, leggi la storia del povero Bertie rincorso e braccato dalla fidanzata storica, una sorta d'affamata drughina che vuole sposarlo a tutti i costi. In altre storie c'è il maggiordomo sbronzo che legge Spinoza o trovi scritto che tutti i poliziotti di nome Bob sono  gay e  che Cinzia  l’insegnante di canto, a via di ululati è maestra di bondage.  Personaggi veri e astrusi come il maggiore Planck e zia Dhalia la lesbica.

Insomma storie strane grottesche variegate e pittoresche ...divertenti(!?).
Storie raccontate, inventate e lette dal sig. Pelham Grenville Wodehouse ...
decisamente un genietto
e pensare che non aveva neanche Splinder o Google.


Ogni riferimento al mondo di splinder è del tutto casuale, siamo tutti figli di Dio, qualcuno è figlio d'un cane.  Questo è
Wodehouse.

venerdì, 23 maggio 2008

IMMAGINA

 

L'inesprimibile capire Jaspers

...fra il tutto e il nulla... Abbagnano

L'incomprensibile dire Heidegger

 

immagina

 

Pozzi profondi che alimentano le sorgenti irrazionali del pensiero. Brevi soste per abbeverarsi lungo i ...sentieri interrotti ...su per faticose salite. Un esistere per il niente. E dicono: non ci si può fondere più strettamente, non si può amare più perdutamente...

 

Ultimo brindisi (1934)

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

 

A molti

Io sono la vostra voce,
il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali...
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cupidi me,
nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente...

Come vuole l'ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall'anima,
così io adesso voglio essere scordata.

(Anna Andreevna Achmatova)